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La sera del 2 novembre bambini e ragazzi, vestiti con lunghe vesti scure, fazzoletti e bastoni, vanno a bussare di casa in casa per chiedere offerte per le anime dei morti. Si rinnova così un antico e preciso rituale. Alla domanda degli abitanti: “Chi e?”. I “simulacri viventi delle anime dei trapassati” (come li aveva definiti il poeta nocese Pino De Grazia) rispondono: “L’aneme di muerte, damme ‘na cose!”. A questo punto o la porta si apre e una mano caritatevole fa dono di alimenti, di solito dolciumi, oppure una voce risponde: “Agghie pésce”. Una variante al dialogo tra i piccoli postulatori e i potenziali donatori, che si tramanda a mo’ di filastrocca, è la seguente:
– “Ci è?”
– “L’aneme di muerte, o’ ditte mammé ma dé na fiche?”
– “Adòvve l’a’ mette?”
– “Jind’o’ veddìche”.
Una volta le offerte erano costituisce soltanto da frutti: fichi secchi, melagrane, noci, castagne,… A tal proposito è commovente vedere ancora anziani offrire frutta di stagione convinti che il tempo nella tradizione non passi mai!
Questa antica usanza del 2 novembre ravviva il ricordo dei congiunti scomparsi; l’offerta fatta ai bambini diventa un suffragio per l’anima di tutti i defunti. La convinzione che i morti non ci hanno abbandonato del tutto e che ogni tanto possono godere di “licenze” è avvalorata dalla circostanza che in alcune famiglie si usava (e forse si usa ancora) lasciare la tavola imbandita per tutta la notte perché le anime dei defunti potessero tornare a sedere alla mensa che in vita avevano condiviso con i propri cari.
A chiusura di questi brevi note una domanda sorge spontanea: Avevamo L’aneme di muerte, era proprio necessario adottare Halloween? A voi l’ardua sentenza! (G.B.)

Halloween Noci ce l’aveva già / (G.B.), “Fax”, a. 11, n. 43, 5 novembre 2005, Edizione Noci, p. 10;

Foto di Antonio De Leonardis, tratta dal NociGazzettino